domenica 13 febbraio 2011

Luca Bianchini, Siamo solo amici


13/02/11 Domenica

Al TG1 hanno presentato un libro di Luca Bianchini: siamo solo amici. Protagonisti sono due portieri d’albergo, uno perfetto, alla vigilia dell’appuntamento della sua vita incontra un collega brasiliano e cambia radicalmente). L’amicizia è più importante dell’amore. Sono andato subito a googlare il nome e ho trovato il blog: http://www.lucabianchini.it/diary/siamo-solo-amici/
Ho deciso di collezionare tutti i libri e i film che hanno come protagonista il portiere d’albergo. Portiere di notte.
Mi piace stare qui accarezzato da questi raggi di sole ancora non troppo caldi da farti sudare ma abbastanza da lasciarti accoccolare. Mi piace la musica di Ludovico Einaudi, se sapessi suonare il piano suonerei tutto il tempo questa musica, esprime - meglio di quanto possano fare le parole - quello che sento dentro in questo momento. Sono stato tutto il giorno da solo, non ho parlato con nessuno. Ma non mi sento solo. Internet mi aiuta. Penso a quel padre che ha ucciso le due figlie e poi si è ucciso. Come deve essere tormentata ora la sua anima! Povere piccole innocenti, che colpa avevano loro? E quella madre, come potrà sopravvivere a tanto dolore? Che tristezza che mi arreca la sua storia. Un dolore profondo. Scrivo a ruota libera. Lascio parlare il mio cuore. Voglio creare una cornice dove inserire i miei pensieri. Ecco che la pagina del mio primo romanzo prende forma. Potrebbe cominciare così:
Ciao Mi chiamo Filippo Francalancia. Forse Kafka scriverebbe K. Allora io potrei scrivere FF, senza dire il nome. Va bene, ma ormai l’ho scritto. Non voglio cancellare. Voglio scrivere come su una chat. Allora FF è il mio nome, poi deciderà il lettore. Si chiamano così quelli che leggono i manoscritti degli autori. Prima di andare alla Fiera del libro di Francoforte, ospite di Dawn, pensavo che gli autori pubblicassero i loro manoscritti così come uscivano dalla bocca della stampante. Ingenuamente non pensavo a tutto il lavoro che fanno ogni giorno i lettori di manoscritti. Questo incipit per esempio fa schifo. Sicuramente lo boccerebbero. Ma questo rischio non lo corro, intanto io lo pubblico solo su questo blog. Dubito di trovare un editore disposto a pubblicare i miei pensieri. Non sono né un omosessuale né una escort quindi le possibilità di fare carriera nella politica e nell’editoria sono scarse. Sono solo un prof di liceo che, essendo separato, per poter arrivare alla fine del mese, deve lavorare di notte come portiere d’albergo. Sul personaggio – narratore ho già detto abbastanza.

“Non importa come hai vissuto, ma solo come va a finire la tua storia.”
Luca Bianchini, Siamo Solo Amici , dal 1 febbraio 2011  in libreria.

Sono un insegnante di tedesco. So fare solo due cose nella vita: leggere e scrivere. Posso farlo in italiano, in inglese, in francese e in tedesco. Capisco anche un po’ lo svedese perché sono stato dal 1987 al 1991 fidanzato con una ragazza di Tullinge. Non dirò il nome perché altrimenti il marito mi denuncia. Fa l’avvocato. Mi ha già mandato una lettera una volta perché avevo chiesto l’amicizia su Facebook a sua moglie. Mi scrive che se riprovo a contattarla mi denuncia per stalking. Adesso va di moda questa parola. Vi risparmio la fatica di cercare la definizione su Wikipedia, eccola:
Stalking è un termine inglese che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, perseguitandola ed ingenerandole stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti; in quello italiano la fattispecie è rubricata come atti persecutori, riprendendo una delle diverse locuzioni con le quali è tradotto il termine stalking. Il fenomeno è anche chiamato sindrome del molestatore assillante.[senza fonte]
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata. Lo stalking può nascere come complicazione di una qualsiasi relazione interpersonale, è un modello comportamentale che identifica intrusioni costanti nella vita pubblica e privata di una o più persone[1]. I contesti in cui si manifesta: nel 55% circa è nella relazione di coppia; nel 25% circa è nel condominio; nello 0,5% circa è nella famiglia (figli/fratelli/genitori); nel 15% circa è nel posto di lavoro/scuola/università

In quel 15% ci rientra sicuramente LUI visto che quando Kicki lavorava all’Alitalia di Stoccolma era il suo capo e lei la sua segretaria. Mi ricordo che mi diceva che lo odiava perché le faceva una corte spietata. La portava ai pranzi di lavoro nei migliori ristoranti di Stoccolma dopo averla “promossa” a segretaria personale del capo. Ma questa è un’altra storia ed è troppo banale da raccontare, la classica segretaria che sposa il ricco capo.
Venerdì scorso con il IIIB abbiamo visto “Nuovo Cinema Paradiso” in tedesco. Ne avevo parlato per fare un esempio di flash back nel cinema e Benedetta mi ha chiesto “Lo vediamo?” con un tale entusiasmo che non solo non ho saputo dirle di no, ma ho deciso di impostare 3 delle quattro ore settimanali a vedere film in tedesco. Quando abbiamo finito di leggere il Parsival in realtà le ragazze mi avevano chiesto di leggere qualcosa che si avvicinasse di più ai loro gusti. Dopo una rapida consultazione la scelta era caduta su Twilight. Quando sono andato da Feltrinelli a comprare il libro ho preso anche 4 DVD:
1.     Nosferatu il Vampiro di Murnau (1922) perché è il primo film della Storia del Cinema tedesco;
2.     Christiane F, wir Kinder von Bahnhof Zoo (1981);
3.     La Rosa Bianca – Sophie Scholl che al Festival di Berlino 2005 ha finto la migliore attrice e la migliore regia (2005);
4.     Le vite degli Altri” che ha vinto l’Oscar per il Miglior Film in lingua Straniera e tre European Film Awards (miglior film, migliore attore e migliore sceneggiatura).
Mi piace il mestiere del portiere. Mi fa pensare a quel brano di Kafka che leggiamo sempre dal nostro libro di testo (Focus, Cideb) pubblicato come racconto “Davanti alla legge” e come parte del romanzo “Il Processo”, nel capitolo “Nel duomo”.
Mi piace perché è una vita che mi sento così. Mi trovo davanti a quella porta aperta e non oso entrare. Non ho ancora capito che quella porta è stata aperta SOLO per me. E il portiere in realtà non sta facendo nulla per trattenermi, mi ha solo detto che sarà inutile perché se varcassi quella soglia poi troverei altri portieri, più esigenti di lui. Oggi voglio entrare. Voglio pubblicare questa pagina sul blog e inviarla alle persone che mi hanno sempre incoraggiato a scrivere. La mia scrittura è potente se penso a Ginevra mi convinco che i miei pensieri e le miei emozioni possono anche aiutare altri a fare delle scelte.
Ho appena finito di scrivere questa frase quando sono entrate Fabrizia e Cristiana. Ho raccontato alla prima la storia del cavallo nel pozzo che avevo condiviso in una nota di Facebook. Cristiana l’aveva letta su Facebook e mi ha detto che sarebbe bello organizzare delle domeniche di Burraco qui in Albergo. Ma quello sarà un altro capitolo.
Questo è iniziato con un brano di Nietzsche e si conclude con questa idea di romanzo.
Ho raccontato questa storia che ho trovato su una Nota di Facebook anche a mio zio Alfredo che è venuto a trovarmi: 

Un giorno, il cavallo di un contadino cadde in un pozzo, non riportò alcuna ferita ma non poteva uscire da lì con le sue proprie forze. Per molte ore l’animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare.
Finalmente il contadino prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente e anche il pozzo ormai era secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera. Così non valeva la pena sprecare energie per tirarlo fuori dal pozzo. Allora chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a interrare vivo il cavallo. Ciascuno di essi prese una pala e cominciò a gettare della terra dentro il pozzo. Tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò...Il contadino guardò in fondo al pozzo e con sorpresa vide che ad ogni palata di terra che cadeva sopra la schiena, il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa terra che cadeva ai suoi piedi. Così, in poco tempo, tutti videro come il cavallo riuscì ad arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire da lì, trottando felice...
La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra, soprattutto se tu sei già dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa...
Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima. Possiamo uscire dai buchi più profondi se non ci daremo per vinti
Adoperiamo la terra che ci tirano per fare un passo verso l’alto.
Ricordati delle 5 regole per essere felice:
1 - Libera il cuore dall’odio
2 – Libera la mente dalle eccessive preoccupazioni
3 – Semplifica la tua vita
4 – Dà in misura maggiore e coltiva meno aspettative
5 – Ama di più e … accetta la terra che ti tirano, poiché essa può essere la soluzione e non il problema.

Nessun commento:

Posta un commento